Non ho perso nulla eppure mi ricerco
Cosa mi ha portato fino a qui, oltre i filtri degli algoritmi
Maggio è il mese dell’anti-compleanno per lo Scorpione, come dicono gli astrologi.
Ci dovremmo insomma trovare con delle beghe da risolvere, spese improvvise, scocciature di varia natura e forma.
E se volete ve ne posso dare già quante ne volete.
Avete presente che sono andato a vedere Il Diavolo Veste Prada 2, no? Ecco, una fila lunghissima, una sala piena e chi mi ritrovo accanto? Due roditori di pop corn che hanno commentato dall’inizio alla fine anche i respiri degli attori.
Ora, anche io avevo i miei commenti da fare, tipo quali ritocchi ha fatto Anne Hathaway per essere così raggiante, e soprattutto quanto costi baciarla per contratto ché capita solo una volta in tutto il film, però me li sono tenuti per la fine.
E poi lo schermo del mio telefono ha iniziato a piangere pixel (che sembra il titolo di una canzone di Rosalía), mi si sono bruciate un po’ di luci dell’auto, il corriere ha deciso in autonomia dove e a chi lasciare i miei pacchi, le collaborazioni sono diventate più ballerine, e mi si è pure sbiadita la tinta capelli prima del tempo.
Stando insomma agli astrologi, Maggio per me dovrebbe significare una parentesi di tensioni, di bilanci, di rotture, quel momento per fermarsi e riflettere. Forse per le stelle non sarà il momento migliore per ricominciare ma dicono che si è pronti solo quando si inizia a fare le cose e quindi eccomi qui.
Se avete bazzicato il web negli ultimi 14 anni probabilmente sarete incappati in qualche mio articolo sul mio blog, che in tutti questi anni è stato un rifugio, una culla, la mia zona di comfort, ma se non mi conoscete facciamo un passo indietro.
Io sono Pier, la mente, le dita e le sgrammaticature che si nascondo dietro Pier(ef)fect, un bloggetto che nasce alla fine dell’ormai lontano 2011. L’idea era essenzialmente quella di avere quella cameretta virtuale che non aveva pareti ma infinite possibilità. E per me fu subito un piccolo successo, non solo perché qualcuno sembrava darmi corda, ma perché per una volta stavo curando con costanza e passione qualcosa di esclusivamente mio, senza averne poi le capacità.
Non avevo idea di cosa fosse una SEO né come si gestisse un codice HTML, ma avevo molte idee e voglia di confrontarmi. E il riscontro non è tardato ad arrivare, complice forse quel mix di fatti privati ed opinioni pubbliche che ha attirato lettori e curiosi.
Per un bel po’ è stato anche catartico: una valvola di sfogo estremamente pubblica eppure libera. Ancora funzionava mantenersi anonimi, giocare di sguincio, tanto che io stesso ho condiviso momenti personali che ancora oggi faccio fatica a rileggere.
Ogni nuovo post poi era un’occasione per mettermi alla prova, per stimolare la mia creatività, per far uscire quello stile che alcuni hanno trovato unico, come con quei temi al liceo che, come diceva la professoressa, diceva iniziavo sempre benissimo, ma poi si perdevano ché non avevo più tempo. Per il blog però il tempo lo trovavo sempre, e nel tempo è cresciuto.
Più visite però significava prendere atto che quello spazio poteva diventare altro, ma soprattutto che quelle parentesi private dovevano chiudersi.
In verità di mezzo c’è stata e c’è anche tanta vita che ha richiesto sforzi diversi, e che non sempre può essere trasposta in parole pubbliche, anzi molte volte è meglio tacere. Si cambia, si cresce, si sbaglia, si perde, ci si dice addio o benvenuto, si ricomincia.
Detta così, se non sapete a cosa mi riferisco, starete pensando che sbandieravo ai quattro venti la qualunque, ma in realtà usavo la mia vita per riflettere su altro, setacciando ovviamente cosa fosse troppo privato per diventare pixel su uno schermo.
Pier(ef)fect quindi è diventato il mio magazine, la mia galleria, e lo adoro ancora come il primo giorno, forse anche di più. Mi somiglia ancora, mantiene quella libertà che probabilmente altrove non avrei, ha avuto i suoi bassi, a volte anche al punto di voler chiuder e tutto e lasciar stare. Ma anche i bassi possono essere stimolanti, ed averlo fatto sopravvivere così tanto è forse uno dei traguardi che mai mi sarei aspettato da me stesso. Ma qualcosa mi è suonato nella testa, una campanello, una nuova (o forse vecchia) voglia di ritrovare quella penna affiliata degli inizi.
Volevo uno spazio in cui scrivere senza filtri, dove non contano le statistiche, il perfezionamento SEO, se il titolo è troppo corto o troppo lungo, se l’argomento è trattato in modo esaustivo e possa compiacere Google. Volevo mettermi di nuovo alla prova, stimolare quella creatività senza dovermi preoccupare di andare “fuori tema”.
Sono arrivato qui però perché volevo che ci fosse un filtro. Il blog resta tale, Pier(ef)fect continua a vivere e (si spera) prosperare, ma qui vorrei raccontarvi quello che c’è dietro, creare una bolla più privata e libera. Però avevo bisogno di uno spazio nuovo che avesse un limite e l’abbonamento mi è sembrato utile.
Un piccolo biglietto di ingresso (purtroppo meno non è possibile di default) che potesse fare da fossato attorno a questo castello, affinché qui ci sia solo chi davvero vuol esserci e non chi capita per caso tramite una ricerca su Google.
Io in fondo non ho perso niente, e adesso ricomincio a cercarmi. Spero che questo viaggio sia interessante anche per voi.

